Alcuni pensano che la Rosa sia già un progetto fallito. Lascio questo atteggiamento, comodo e veloce, ai pretaporter della politica e della vita in generale, temo. Certo, la rinuncia e dolce: niente analisi dei fatti (troppa fatica) nessuna autocritica (troppo coraggio?)...buttiamo a mare tutto e buonanotte. A mio modestissimo parere chi rinuncia così velocemente ad un progetto appena nato, in realtà non ci ha mai creduto e mai ci ha lavorato. Lasciamo certe tesi al Foglio di Ferrara e ai pressapochisti, per noi altri il lavoro vero comincia adesso.Noi abbiamo affrontato argomenti importanti, ma forse qualcuno lo abbiamo trascurato. E non mi interessa fare un'analisi di "alta ingegneria politico-sociale". Sto cercando di capire perchè tanti romani non ci hanno dato fiducia, abbiamo forse trascurato delle esigenze più sentite di altre? Abbiamo sopravvalutato il soddisfacimento reale delle loro esigenze di base? Voglio capire, e allora mi metto lì e studio i dati. Lasciamo da parte la delusione, zavorra che non ci serve, parliamo, confrontiamoci,cerchiamo di capire che cosa ci è sfuggito delle esigenze del elettorato delle nostre città, come dobbiamo modificare il nostro messaggio. Montanelli, uomo discutibile ma grande comunicatore, diceva spesso "in ogni caso, non sono gli altri che non l'hanno capita ma è lei che non si è saputo spiegare!".
Vedremo chi proseguirà e chi vorrà cambiare aria, 'che una selezione naturale mi pare auspicabile e necessaria. Certo non credo che sia utile, per chi resta, definire la rosa un progetto semifallito o, peggio,limitarsi a parlare del sesso degli angeli o dell equilibrio delle sfere celesti, che fa tanto figo ma non serve a niente, meglio che stiano a casa a pettinare le bambole.





